Cenni Storici

Castilionis Tyberinae, Castiglione quod est in Tiberina, Castiglione Capo della Teberina, sono denominazioni che si rincorrono da almeno settecento anni, ma le tracce della presenza umana nei suoi dintorni risalgono alla preistoria e si susseguono attraverso gli Etruschi, i Romani, i Goti, i Longobardi.
L’attuale abitato è sorto intorno all’anno mille, ma le numerose grotte carsiche che si aprono nella roccia dove si erge il centro storico potrebbero essere stata abitate sin dal IV – V secolo, quando,a seguito del disfacimento dell’impero romano, i coloni-schiavi, conquistando la libertà si sono rifugiati sul colle, dove per secoli hanno vissuto nascondendosi e sfuggendo alle sanguinose invasioni barbariche.
Dal settimo secolo, dopo che i Longobardi avevano attaccato Volsini Novi ( l’odierna Bolsena), Castiglione deve essere stato soggetto all’amministrazione del vescovo di Bagnoregio e contemporaneamente a uno o più conti Longobardi, forse antenati di quegli stessi conti che si vogliono fondatori di molti centri abitati della zona: i Monaldeschi.

 

E’ con l’avvento dei Comuni che la sua storia si delinea chiaramente. E’ compreso nel contado di Orvieto e come la città risente delle lotte tra Monaldeschi e Filippeschi, famiglie a capo delle fazioni Guelfa e Ghibellina.
Ma è nel 1313 circa, dopo la sconfitta dei Ghibellini che Castiglione entra nel vivo della storia. I Monaldeschi della Cervara, scacciati da Orvieto, prendono il controllo del territorio a sud della città e distruggono le fortificazioni che fanno capo alle altre fazioni, tra le quali il Castello dell’Abbate, Agliano e, nel 1351, Paterno, castello posto sopra un’altura rocciosa a circa 1Km di distanza da Castiglione.Castiglione resta per oltre un secolo incontrastato dominio dei Monaldeschi, ma, sul finire del XV secolo, Gianfrancesco muore lasciando una figlia maritata a Giovanni Savelli che diventa padrone del feudo. L’eredità trasmessa per linea femminile è osteggiata dai Monaldeschi che vogliono rientrarne in possesso e tra le due famiglie nasce una profonda inimicizia che si acuisce sempre di più e nel 1524 Luca Savelli uccide Gentile Monaldeschi.

 

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Nel 1527 i Lanzichenecchi provenienti dal sacco di Roma, al comando di Fabrizio Maramaldo, dopo aver devastato Castiglione e la vicina Baschi, vengono guidati da Francesco Savelli contro i castelli di Paol Pietro Monaldeschi. Frattanto i Farnese stanno salendo ai più alti fasti dello Stato Pontificio e nel 1534 il cardinale Alessandro diventa Papa( Paolo III ), manifestando un interesse per le terre della Teverina e il 27 Agosto del 1539 Paolo Savelli, per liberarsi dello scomodo feudo di Castiglione lo cede proprio ai Farnese. Dopo la morte di Paolo III, i Farnese declinano, si riempiono di debiti e per fronteggiarli sono costretti a vendere. Già dagli ultimi decenni del 1500 circolano voci che vogliono disfarsi di Castiglione. Quello che per i castiglionesi è uno sgradito evento si fa concreto dopo il 1630, quando Odoardo Farnese diviene duca di Parma e Piacenza. I castiglionesi per nulla desiderosi di cambiare padrone, decidono di contrarre un debito di 20.000 scudi con il quale nel 1637 comprano essi stessi i possedimenti del duca evitando che un nuovo signore venga a imporre nuove regole. Questo gesto si rileva fallimentare. I beni acquistati non rendono e non si riesce a coprire il debito contratto. Per oltre 60 anni si trascinerà una penosa situazione finanziaria della comunità, costretta a svendere molti dei propri beni, finché nel 1700 ciò che resta viene ceduto alla famiglia Ravizza di Orvieto. Il XVIII secolo trascorre nell’oblio, ma la sua storia si ravviva nel Risorgimento, in particolare durante i moti del 1832 e durante il periodo della Repubblica Romana del 1849,che vede molti dei cittadini in prima linea a fianco di Garibaldi. Quando nel 1860 le truppe filo piemontesi invadono Viterbo, corre per Castiglione un notevole entusiasmo subito spento dall’intervento francese, che vuole la restituzione al Papa del patrimonio di S. Pietro in Tuscia. Per 10 anni, a circa 1 Km da Castiglione correrà un confine fra due Stati. Nella chiesa della Madonna delle Macchie viene posto un controllo di dogana piemontese. Quasi tutta la pianura del Tevere, coltivata dai castiglionesi, viene a trovarsi in territorio straniero. Una situazione che si trascinerà fin quando le truppe piemontesi entreranno a porta Pia.